E TU SPRECHERESTI LA TUA VITA?
“Acqua”: una parola, un’infinità di riferimenti…
Significati e riferimenti sia simbolici, sia tecnici accompagnano quella fonte definita erratamente “comune”.
L’acqua è una sostanza fisica, materiale, diffusa sulla terra, ma anche una fonte, forse la più importante, donatrice di vita. Qualunque termine le sia attribuito, qualsiasi riferimento, qualsiasi associazione venga a questa affidata, rimane il più “semplice” ed inspiegabile mistero che si muove di fronte ai nostri occhi, occhi a volte colpevoli, a volte impotenti ed innocenti; che talvolta ci abbandona, ci beffeggia, che forse si rivendica.
Non c’è bene più prezioso ed essenziale dell’acqua, la quale, nella sua apparente semplicità riesce a dominarci, riesce a donare e preservare la nostra vita. Del resto, però, come noi la “destreggiamo” egoisticamente, la utilizziamo a nostro piacimento, ne consumiamo a volontà sottovalutandone la preziosità; anche lei, silenziosamente, si vendica di noi, si rende giudice dei nostri sbagli e a volte, ingiusta, affida pene severe anche agli innocenti. La pena degli innocenti è morire solo per essere nati in un determinato luogo del mondo dove c’è assenza di acqua oppure dove questa è portatrice di malattie mortali, invece che in un altro paese. Ad esempio, basta pensare che circa l’80% della popolazione sfrutta soltanto il 20% delle risorse mondiali disponibili e l’altro 20% di popolazione dispone del restante 80% di risorse, tra le quali anche quelle idriche. La “dura legge dell’acqua” non è uguale per tutti e soprattutto non guarda in faccia nessuno. Spudoratamente, a volte per una nostra colpa, colpisce bambini, donne, uomini… Come tuttora è evidente che la stessa sostanza, lo stesso genere di bene, si differenzia a seconda del paese, essendo incontaminato in determinati luoghi e mortalmente contaminato in altri, questo sarà ancora più evidente in futuro, quando “l’oro blu”, molto probabilmente, sarà insufficiente per molte altre popolazioni.
Partiremo da altrettanti periodi di siccità con conseguente impossibilità di portare avanti coltivazioni, impossibilità di investire nelle risorse idriche indispensabili affinché si possa salvaguardare l’ambiente, impossibilità di avere un’alimentazione sana e di qualità. Da questi fattori, da queste situazioni, va ad innescarsi un meccanismo, una rotazione di fatti e conseguenze che vanno a deteriorare la nostra situazione di vita, inclinandone certi aspetti e “uccidendone” altri.
Il deteriorarsi di una vita umana dovrebbe far riflettere su quanto sia grande e potente il “compito” dell’acqua, presente in noi dalla creazione fino alla morte, la quale porta con sé l’immagine di purezza, candore, trasparenza, vitalità.
Un bene naturale, necessario quindi per lo sviluppo della vita, della salute, ma anche delle città, dei campi e quindi dell’alimentazione, non deve assolutamente essere sottovalutata. Sottovalutandone la sua “sacralità” l’uomo è colpevole di sprecare, sporcare ed ignorare questa risorsa, ignaro, forse volutamente ed egoisticamente, che questo non è un bene illimitato, inesauribile e sempre a portata di mano.
Dovrebbe esserci una maggiore coscienza di tali problematiche, le quali dovrebbero far capire che questo bene, innescatosi ormai un meccanismo di concatenazione di disagi ed impoverimenti, diventerà sempre più raro e insostenibile. La sua qualità si potrebbe ulteriormente abbassare, divenire un fattore minaccioso o incerto per molte altre persone. Una delle risorse che quindi viene più sottovalutata, sprecata ed ignorata è in realtà una tra le risorse che più sono preziose, essenziali e fondamentali per la nostra vita. Ogni spreco di litri e litri d’acqua, fatto deprimente che avviene ogni giorno, parallelamente ad altre realtà in cui anche solo qualche bicchiere d’acqua potrebbe salvare una vita, può essere paragonato ad un abuso che facciamo a noi stessi e agli altri, a una violenza, una privazione che si ripercuoterà in futuro, i cui effetti saranno inizialmente lenti, quasi impercettibili, ma che in realtà, sommandosi ad altri che giorno per giorno ognuno di noi “accatasta”, diventeranno pericolosi, senza pietà.
Essendo un problema globale, ma affrontabile a piccoli passi, considerando distintamente ogni zona, siamo noi ad essere chiamati, nel “nostro piccolo” a porgere la nostra mano a salvaguardia dell’ambiente, ad esempio riducendo i consumi, evitando gli sprechi locali, a partire dalle nostre abitazioni, dai nostri giardini. Nella nostra quotidianità, con qualche piccolo accorgimento, possiamo contribuire a quello che, riportando uno dei tanti esempi, i grandi paese, vedi gli Stati Uniti d’America e le nazioni come Israele, stanno cercando di fare avvalendosi di quella tecnologia che riproduce meccanicamente le precipitazioni metereologiche attraverso il rilascio di particelle di ioduro di argento in grado di trasformare il vapore in pioggia. L’importanza di questa “stimolazione artificiale” è stata ribadita anche dall’Organizzazione Metereologica Mondiale e dalla Conferenza di Rio De Janeiro.
Questa iniziativa, insieme ad altri tentativi di miglioramento, quali quelli delle associazioni e delle organizzazioni che si occupano appositamente di tali problematiche, può essere l’inizio di un cammino, in modo che si possa evitare che molte persone subiscano disagi, si trovino in difficoltà, più o meno grandi, a causa della mancanza di acqua e che quella porzione di popolazione che vive gia in condizioni estreme possa vedere le proprie condizioni di vita cambiare, migliorare in modo da poter vivere almeno con dignità.
Se ormai non possiamo più contare sui fenomeni naturali della terra, la quale non riesce più a donarli anche a causa di nostre mancanze, contiamo almeno sul nostro impegno, sulla nostra forza, determinazione e voglia di vivere e far vivere meglio e soprattutto in salute. Come purtroppo siamo riusciti, accumulando i nostri sprechi, a deteriorare la nostra terra, accumulando i nostri sforzi dobbiamo riuscire a riparare, forse in piccola parte, quel grande danno che ogni giorno cresce e ci sovrasta.
“L’acqua è vita e nessuno sprecherebbe la propria…”
1° Premio per la categoria Giovani-Saggio nel XXVII° Concorso Nazionale di Narrativa e Poesia “FRANCO BARGAGNA”-Pontedera. Marzo 2009.
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